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12 anni in fuga dai talebani l'Italia l'ha respinto
- Subject: 12 anni in fuga dai talebani l'Italia l'ha respinto
- From: "luisa.rizzo" <luisa.rizzo at alice.it>
- Date: Tue, 31 Mar 2009 15:50:57 +0100
Alidad, a 12 anni in fuga dai talebani
Ma l'Italia l'ha respinto: «Fuori!»
Gian Antonio Stella
http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_31/stella_storia_alidad_f504b262-1db7-11de-84d3-00144f02aabc.shtml
Il padre è stato assassinato, lui ha viaggiato per tre anni In
Italia era arrivato a bordo di un Tir
Alidad Rahimi, 12 anni, afghano, respinto poche ore dopo
essere sbarcato ad Ancona
Non l'hanno mica chiesto al piccolo Alidad, perché fosse scappato dal
Paese degli aquiloni e dell'orrore. Avrebbero saputo che suo papà era
stato assassinato dai talebani, che a 9 anni era scappato con la mamma e
i fratellini in Iran, che aveva impiegato mesi e mesi per arrivare
clandestinamente lì al porto di Ancona e insomma aveva diritto a essere
accolto. Come rifugiato politico e come bambino. Ma non gliel'hanno
chiesto. Come non lo chiedono ogni giorno a decine e decine di altri.
L'hanno caricato su una nave e spedito via: fuori! A dodici anni.
Eppure le leggi italiane e quelle europee, come sarà ribadito oggi in un
convegno a Venezia con Massimo Cacciari, Gino Strada, i rappresentanti di
Amnesty International e altre organizzazioni umanitarie, sarebbero
chiarissime: non si possono respingere alla frontiera tutti quelli che
arrivano così, all'ingrosso. Certo, il questore (anche senza il via
libera del magistrato, secondo l'interpretazione più dura) può decidere
il «respingimento con accompagnamento alla frontiera nei confronti degli
stranieri che sottraendosi ai controlli di frontiera, sono fermati
all'ingresso o subito dopo», ma con eccezioni. Le regole «non si
applicano nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano
l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero
l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari».
Ovvio: non si possono ributtare le vittime in pasto ai carnefici. Così
come la Francia, per fare un solo esempio tratto dalla storia nostra, non
riconsegnò il futuro presidente della Repubblica, Sandro Pertini, agli
assassini fascisti di Giacomo Matteotti.
Sui minori, poi, l'articolo 19 del Decreto legislativo 28 gennaio 2008,
che neppure la destra al governo ha toccato (anche per rispettare la
convenzione di New York sui diritti del fanciullo) è netto. Punto primo:
«Al minore non accompagnato che ha espresso la volontà di chiedere la
protezione internazionale è fornita la necessaria assistenza per la
presentazione della domanda. Allo stesso è garantita l'assistenza del
tutore in ogni fase della procedura per l'esame della domanda...». Punto
secondo: «Se sussistono dubbi in ordine all'età, il minore non
accompagnato può, in ogni fase della procedura, essere sottoposto, previo
consenso del minore stesso o del suo rappresentante legale, ad
accertamenti medico-sanitari non invasivi al fine di accertarne l'età».
Punto terzo: «Il minore deve essere informato della possibilità che la
sua età può essere determinata attraverso visita medica, sul tipo di
visita e sulle conseguenze della visita ai fini dell'esame della domanda.
Il rifiuto, da parte del minore, di sottoporsi alla visita medica, non
costituisce motivo di impedimento all'accoglimento della domanda, né
all'adozione della decisione».
E allora, chiede l'avvocato Alessandra Ballerini che con un gruppo di
altri legali ha preparato un esposto alla Corte Europea dei diritti
dell'uomo, come può l'Italia ignorare nei fatti, nei porti di Ancona,
Bari, Brindisi o Venezia, quanto riconosce sulla carta? Come si possono
respingere le persone caricandole sbrigativamente sulle navi, dalle quali
sono sbarcati appesi sotto i Tir o assiderati nelle celle frigorifere,
senza controllare neppure se sono in fuga da dittatori sanguinari? Come
si possono buttar fuori uomini, donne, bambini senza neppure farli
parlare con un interprete o un avvocato, così come dicono ad esempio
decine e decine di testimonianze raccolte da giornalisti e operatori
sociali quali Alessandra Sciurba, tra i disperati accampati nella
baraccopoli di Patrasso? Risposta standard: mica li rimandiamo in
Afghanistan o in Iraq, li rimandiamo in Grecia da dove erano venuti.
Vero, in astratto. In realtà, spiega la denuncia, l'Alto Commissariato
delle Nazioni Unite per i Rifugiati consiglia ufficialmente «i governi
dei Paesi che hanno sottoscritto il Regolamento di Dublino di non
rinviare i richiedenti asilo in Grecia» perché lì «nell'assegnazione
dello status di rifugiato non sono garantite al momento le più basilari
tutele procedurali». I numeri, accusa il Consiglio Italiano per i
Rifugiati, dicono tutto: «La percentuale di riconoscimenti dello status
di rifugiato in Grecia è prossima allo zero: nel 2007 è stata dello 0,4%,
nel 2006 dello 0,5...». Le obiezioni di quanti sbuffano sono note:
«Troppo comodo, spacciarsi tutti per rifugiati politici!». Sarà... Ma
anche ammesso che qualcuno faccia il furbo facendosi passare per un
perseguitato, le regole internazionali vanno rispettate.
E queste regole dicono che ogni singola persona ha diritto a essere
«pesata». Succede? Prendiamo Venezia. Partendo dalle parole della
Responsabile del Consiglio Italiano Rifugiati, Francesca Cucchi, a un
convegno di qualche mese fa. Come mai le autorità portuali avevano
denunciato dal gennaio 2008 ad allora 850 clandestini se il Cir era stato
informato solo di 110? E gli altri 740? Tutti caricati sulle navi e
ributtati indietro senza controllare se avessero o meno diritto allo
status di rifugiati? Una cosa è certa: ammesso (e non concesso) che
alcuni si spaccino per rifugiati, certo è che nessun adulto può
spacciarsi per un bambino. Ed era un bambino quell'Alidad Rahimi
scacciato a 12 anni dopo che ne aveva passati tre a sfuggire attraverso
l'Iran e la Turchia e la Grecia ai talebani che gli avevano ammazzato il
padre ed era sbarcato solo per poche ore ad Ancona dentro la pancia di un
camion. Era un ragazzino Alisina Sharifi che a 14 anni era scappato ai
guardiani della fede afghani ed era arrivato in Italia semiassiderato per
essere buttato fuori appena ripresi i sensi. Era un ragazzino Salahuddin
Chauqar, scappato dall'Afghanistan quando aveva sette anni e arrivato
dopo mille odissee, nascosto in un Tir, a Venezia: «Il ricorrente
continuava a ripetere di avere 15 anni e di voler chiedere asilo ma i
poliziotti lo costringevano a firmare due fogli a lui incomprensibili
(...) Il ricorrente veniva poi condotto a forza in una cabina di ferro
all'interno di una nave diversa da quella con la quale era arrivata e
rinchiuso con altri 3 minorenni, fino all'arrivo a Patrasso». Certo era
più comodo commuoversi per il piccolo Marco in viaggio «dagli Appennini
alle Ande»...
Gian Antonio Stella
31 marzo 2009